Il francese ha spiegato che, terminato il Challenger di Granby, il suo obiettivo era raggiungere Detroit per giocare il Challenger di Bloomfield Hills. Da lì è iniziata una serie di imprevisti:
- Il primo volo è stato perso a causa di un ritardo che gli ha fatto saltare la coincidenza.
- La compagnia lo ha riprenotato su un altro volo, ma anche quel piano è sfumato e si è ritrovato nuovamente bloccato.
- Lui e il suo allenatore hanno trascorso ore in aeroporto, cercando continuamente nuove soluzioni con il personale della compagnia aerea.
- Dopo vari tentativi, hanno capito che non sarebbero mai arrivati in tempo per il torneo di Bloomfield Hills e hanno deciso di rinunciare.
- A quel punto hanno cambiato completamente itinerario, acquistando un volo diretto verso Los Cabos, dove Gea è arrivato con pochissimo tempo per allenarsi prima dell'inizio dell'ATP 250.
Nemmeno il viaggio verso il Messico si è concluso senza intoppi. Alla dogana, infatti, Gea ha dovuto giustificare i numerosi capi d’abbigliamento Lacoste presenti nei suoi bagagli. “Mi hanno detto che poteva trattarsi di merce di contrabbando destinata alla rivendita. Ho spiegato quale fosse il mio lavoro, mostrato il mio profilo Instagram e detto di essere sotto contratto con Lacoste, ma mi hanno comunque obbligato a pagare le tasse sui vestiti”.
Gea ha raccontato che, durante quei giorni, la sensazione era di non riuscire mai a uscire dall'aeroporto:
«Abbiamo perso un volo, poi un altro. Ogni volta pensavamo di aver trovato una soluzione, ma succedeva qualcosa e bisognava ricominciare tutto da capo.»
Ha aggiunto che, quando finalmente è arrivato in Messico, era esausto, senza aspettative e con l'unico obiettivo di recuperare le energie. Per questo ha definito il successo a Los Cabos ancora più incredibile, perché fino a pochi giorni prima pensava di non riuscire nemmeno a raggiungere il torneo.